sabato 3 maggio 2014

4.1) L'antidolorifico: il farmaco del Novecento

"Nel cartellone pubblicitario del Paradison, 
un antidolorifico che, in quel periodo, mi aveva colpito nelle farmacie di Istanbul” 

(Cap. 26, pag 163)



In questo capitolo, intitolato “La localizzazione anatomica della sofferenza amorosa”, il protagonista Kemal spiega le origini del suo dolore amoroso (a partire dallo stomaco fino a diffondersi nelle cavità addominali, schiena, braccia, gola e nuca) e accenna l’uso della ginnastica e di antidolorifici.
Gli antidolorifici sono sostanze che inibiscono la conduzione del dolore a livello del sistema nervoso periferico.


Il capostipite è l'acido salicilico, estratto dalla corteccia del salice ma, a causa del suo difficile assorbimento oggi si usa un suo derivato, l'acido acetil salicilico, o meglio aspirina.
Fu sintetizzato nel 1897 da Felix Hoffman, che modificò l'acido salicilico puro per curare i reumatismi.
Nello stesso anno la Bayer, casa farmaceutica che allora produceva farmaci e vernici, intraprese una serie di sperimentazioni dell'aspirina su animali ottenendo ottimi risultati e effetti collaterali trascurabili.
Il nome deriva da "a" che indica "acetile" e "spirsaure" che è il nome dell'acido salicilico nella lingua tedesca.


Nel 1899 viene messa in commercio; il suo primo uso massiccio fu fatto durante l'epidemia di febbre spagnola in seguito alla Prima Guerra Mondiale. Come parte del risarcimento in seguito ai danni causati dalla Germania, nel 1919 nel trattato di Versailles fu cancellato il brevetto dell'Aspirina alla Bayer: da quel momento qualsiasi casa farmaceutica francese, statunitense, russa avrebbe potuto sintetizzarla. 
Tuttavia il meccanismo d'azione venne solo intuito nel 1970 da John Vane, che per questo ottenne il Nobel per la medicina nel 1982.



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